Ho sentito parlare d'amore, un amico che non ne parla mai. Forse
per questo, sono stato ad ascoltare, più del solito. È strano seguire
l'analisi dei sentimenti, da chi in genere, parla di numeri e di logica. Però
una cosa mi ha colpito. La sua idea, che tutti o quasi, alla fine, cerchiamo
di catalogarli, certi nostri sentimenti. Non ammettiamo di provare emozioni o
passioni, senza dare loro un nome. Senza attribuire un territorio definito.
Altrimenti, lasciano andare via questi sentimenti, queste passioni, come
fossero immigrati clandestini. Apolidi del nostro cuore. Ecco, il mio amico,
diceva proprio questo. "Spesso noi giochiamo al Sudoku del cuore". Ci hanno
detto che abbiamo a disposizione solo 9 caselle e che possiamo riempirle,
usando solo i numeri dall'1 al 9. Ma quando incontriamo il numero
uno-virgola-sette? Oppure due-virgola-cinque? Otto-virgola-nove? Se non
riusciamo a dare un posto preciso, nei quadrati del Sudoku, a quei numeri, che
pure ci appartengono, ci sentiamo in colpa. Non abbiamo un luogo di
destinazione, per loro. Non esistono depositi di stoccaggio temporaneo, per
certi sentimenti. Forse bisognerebbe inventare, per loro, delle comunità
protette, dove farli crescere al riparo dai giocatori di Sudoku.
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